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prete cattolico, disposto a credere al Vangelo di Gesu' in un mondo che fa fatica ad aprirgli le porte.

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martedì 15 settembre 2020

COME VIVERE LA UCCISIONE DI  DON  ROBERTO MALGESINI  15.09.2020


 Commento di don marco pozza

UN TESTO STUPENDO CHE CONDIVIDO ...

    don Marco Pozza ha una rara capacità di entrare nel senso delle cose .. quel senso che ai piu' sfugge.

quella capacità di dire le cose senza feriza ma sicuramente colpendo al cuore.

Per molti sarà difficile capire questo testo ma io lo ho letto con una fluidità infinita dal momento che mi riconosco in questo fratello don Roberto che oggi ha dato la sua vita per i fratelli, come sempre.

Lungi da me una applicazione autobiografica che suoni artificiosa o pretestuosa, ma sicuramente, le corde che suonano la musica di questi sentimenti qui espressi sono le mie stesse corde, la musica la mia stessa musica, la fede la mia stessa fede.



Don Roberto Malgesini

Morto. Anzi no, ucciso: è stato ucciso don Roberto Malgesini, il prete della gente senza-nessuno di Como. La morte l'ha aspettato lo stesso giorno nel quale è stato ammazzato don Pino Puglisi: era il 15 settembre anche quel giorno del lontano 1993. Ammazzati entrambi nel loro salotto ch'era la strada. Un salotto, la chiesa di Cristo, la postazione migliore per indagare il mondo, la storia, Dio, i suoi segreti percorsi quaggiù. Ad accomunare tutti costoro è l'essere dei pretacci, come li definirebbe la candida penna di Candido Cannavò: gente che all'incenso delle navate predilige l'odore di piscio delle strade, alla sicurezza della sacristia sceglie i crocicchi slabbrati, il paese degli scapestrati. Non hanno un partito d'appartenenza – anche se in tanti si affrettano a catalogarli come “preti-di” - né guardano alla carnagione di chi si fa loro incontro: appartengono a Dio, punto. Sono i cani sciolti di un Dio a caccia di anime ferite, irregolari, maledette. «Era una persona mite – dicono coloro che l'hanno conosciuto -, cosciente dei rischi che correva (…) La città, il mondo non hanno capito la sua missione». Nemmeno la Chiesa a cui appartengono, il più delle volte, ne capisce il cuore: sovente sono i loro padri-vescovi a contrastarne il fiuto profetico. Eppure si ostinano, controvento e senz'olio, ad andare incontro all'uomo (s)battuto a terra. Rischiano sapendo di rischiare: o sono degli idioti della peggior specie, o hanno realizzato che per il pescatore di uomini il fatto che il mare sia agitato non potrà mai essere cagione per un giorno d'aspettativa dal lavoro. Un lavoro che lavoro non è.
Ad ucciderli è la criminalità, la pazzia, l'indifferenza, l'isolamento. E' tutta gente che, ben prima d'essere uccisa, ha già calcolato che i loro amori di oggi possano diventare i loro carnefici di domattina. Pur sapendolo, però, danno loro un tozzo di pane, donano loro un moto del cuore, additano loro uno squarcio di cielo: ad un incrocio, in un confessionale improvvisato, dentro una cella, nel silenzio di un'anonima baracca. Le loro esistenze, chissà come mai, sono sempre chiacchierate a dismisura, stazionano sulla bocca di tutti, in prim'ordine sulle labbra dei loro confratelli: a stare dalla parte di Cristo, l'accredito sono sputi, insinuazioni, beffe e derisioni. Dai propri parenti prima che dalla gente forestiera. Ogni sera, però, prima di disperarsi rammentano a se stessi a chi hanno dato la loro fiducia: ad un Uomo che ha fatto della Croce il trampolino per la vittoria. “Perchè vivono così male, eppure con l'otto per mille non mancherebbe loro niente!” insinua qualcuno. La risposta è così semplice d'apparire quasi una non-risposta: vivono (apparentemente) male perchè desiderano che vivano bene gli altri, l'altro. La loro complicazione è tutta qui. “Ben gli sta, se l'è cercata: poteva lasciar perdere quei farabutti. È ingrata quella gente” ha scritto qualcuno sui social. Invece loro l'amano questa gente, la cercano e la curano esattamente per questo: perchè è ingrata, perchè non contraccambia. Peggio: perchè all'amore potrà rispondere, forse, solamente con l'odio, il veleno, l'uccisione. “Nessun perdono per i colpevoli: galera a vita per chi l'ha ucciso!” gridano altri. La qual cosa è assai buffa: chi è morto, potesse parlare, direbbe che già li ha perdonati. E' chi sopravvive, dunque, che non si dà pace nel fare i conti con la bontà di chi se n'è andato con un'anima luccicante dentro un corpo freddato a morte. “Pietà di loro, di tutti e due”, direbbero: di chi ha ucciso, di chi si ostinerà ad odiare pur rimanendo vivo.
Questi preti randagi sono il sorriso di Dio in terra. Ci mettono la faccia, prima il cuore, prima di tutti e due mettono a disposizione la vita: giusto un attimo prima d'andare per strada depositano come cauzione la vita stessa, l'unico bene che sovente possiedono. La depositano sapendo che ogni loro viaggio all'inferno, negli ìnferi delle anime, potrà essere un viaggio di sola andata, senza più ritorno. Chissà per quale moto del cuore uno decide di rischiare sapendo di rischiare grosso: forse perchè avverte d'essere una storia piacevolissima che, però, ha bisogno di qualcuno che gliela legga perchè da solo non riesce a leggere bene tutte le parole. Si scambiano i favori, dunque: loro diventano il mantello dei poveri e i poveri, nascosti sotto i mantelli come fossero degli ombrelli, prestano loro gli occhi per guardarsi dentro. Servendosi a vicenda. Sono le intimità proibite di Dio, l'apice della confidenza divina concessa quaggiù. E' il punto d'intersezione esatto tra cielo e terra. Somigliano a dei bellissimi prati d'erba queste anime freddate: è quando li calpesti che diventano sentieri. Sono cuori d'una libertà assoluta, profumati di Dio.
Manuela Zonfrillo, Iolanda Franco e 1 altra persona

mercoledì 28 novembre 2018

buona sera a tutti riprendo a scrivere sul blog dopo 7 anni in cui lo avevo congelato. mi ero dimenticato di averlo!!!

sabato 20 ottobre 2012

LE REGOLE DEL REGNO


+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».




Questo vangelo  e’ la   prova  della    autenticita’ dei  vangeli e  della sincerita’ degli   evangelisti e degli apostoli ..   Pensate che  racconta di un episodio della vita i  Gesu’ in cui i   due apostoli maggiori  fanno una terribile figura.. chiedono raccomandazioni e  non capiscono per  nulla   la portata del Messaggio del Vangelo;  fanno   andare  Gesu’  su tutte le  furie e lo  rattristano  a morte,   piu’  della  stessa consapevolezza di Gesu’ di  dovere subire  la stessa Passione della Croce.

 Se   si dice che la storia  la scrivono normalmente i  vincitori,  non e’ il caso di questo  vangelo   in cui    Giacomo e Giovanni   risultano perdenti, anzi  totalmente  squalificati ..   Un Giacomo e un Giovanni   di cui si sente dire questo come potrebbero mai  governare  le Chiese di cui si  sono fatti   fondatori,  se tutto non fosse  fondato sul messaggio di Gesu’ e non  sulla   forza dei vincitori  e dei potenti ?

Questo  episodio e’   destabilizzante  ed  e’  scritto   nel  primo vangelo ..   pensate che  Luca evangelistane  parla   mitigandolo   (la madre chiede per loro )  e   matteo  non ne parla  nemmeno .. tuttavia  rimane scritto in   Marco,  ed  e’   una brano terribile  quanto   fondamentale del  messaggio cristiano.


 Cosa  dicono  questi due discepoli : 

Il contenuto:    “FACCI  COMANDARE DI UN POTERE SUBITO DOPO IL TUO NEL  TUO REGNO TEMPORALE  IL  PIU’ ALTO CHE  C’E’   DOPO QUELLO DEL  FIGLIO  DI DIO” .  Complimenti  !  hanno chiesto il massimo ..  come   quando  si  chiedono i risarcimenti danni alle assicurazioni,  chiediamo il massimo per  accontentarci della meta’  !   in ogni caso   chiedono  a DIO   direttamente quello che    invece e’  di questo mondo  POTERE E DENARO ..   in fin dei conti     e’  vero che  e’ la  tentazione  di tutti  gli uomini e di tutti i tempi   di chiedere  a Dio proprio questo:  potere e  denaro,  pregando per chiedere cose che sembrano legittime,  da buoni discepoli e  da  buoni cristiani, ma che  sono in realta’  potere e  denaro: proviamo a pensare :    un lavoro,  la salute,  una casa,   una sofferenza in meno,  la pace,  il benessere, …   tutte cose che  crediamo   che potrebbero essere acquisite con il potere e  con il denaro.. e  solo in  ultima  istanza  con  la grazia di  Dio .

il modo :  “ NOI VOGLIAMO CHE TU FACCIA  CIO’ CHE NOI TI CHIEDIAMO” …  bel modo diretto di  parlare con Dio…   mi sembra di sentire tante  belle preghiere dei cattolici che    vanno ogni tanto in  chiesa.. decisi   diretti, sanno che cosa  chiedere e  non  ci  girano  intorno.


Gesu’  ,   ascoltando  le richieste di questi due discepoli  prova un dolore e subisce una  battuta  di arresto tra le  piu’ sconfortanti del  suo   ministero  pubblico ..

Aveva appena finito di dire   la logica della sua  missione che  era  quella di essere fedele all’annuncio di un messaggio di amore,  fino a soccombere contro la  violenza degli uomini  pur di  non   tradire la logica di  amore del padre suo (aveva terminato  da poco  di annunciare la sua Passione),  e  i suoi discepoli  sono totalmente ciechi e  sordi e incapaci del  minimo atto di compassione o comprensione di quello che  Gesu’ stava provando in quel  momento;   pensano  a se’ stessi per dopo,  per quello che sarà  di loro nel continuare  la  storia di questa  ideologia  religioso-cristiana  iniziata da Gesu’, quando lui non ci sara’  piu’,  e  chiedono  i posti piu’ alti  in grado.

Gesu’  sente davvero il cuore trafiggersi in  quel momento, quasi questo sia  piu’ doloroso della vera passione di  lacrime e sangue del Getsemani. Questo e’ il vero tradimento, Giuda  fara’ a suo tempo solo un  gesto materiale. Il vero tradimento e’ non capire, e’ strumentalizzare,  e manipolare a  proprio uso e consumo personale.

Il  dramma non e’ solo  il fatto di abusare  e strumentalizzare  la propria  vicinanza  a Gesu’ per  propri interessi personali di prestigio  potere e denaro,  ma  farlo anche in   buona  fede ,  e credere che vada bene cosi,  pensando che  si e’  buoni  discepoli  se si fa cosi.

Gesu’  e’  terribilmente  scosso  non tanto da quello che dicono e chiedono,  ma  dalla ingenuita’  della loro  buona fede che  gli ha fatto credere che   era lecito  chiedere quello  e   fare quello.  Una buona  fede  della  quale  tuttavia  c’e’    sempre da dubitare   sul quale  filo del rasoio del’ambiguita’ essa cammini.  Di fatto  i discepoli avevano  gia’  ascoltato   Gesu’ predicare  da  due anni almeno ,   avevano ascoltato il discorso della montagna: “ non sappia la tua destra quello che fa la sinistra,  …beati i  poveri,  gli affamati,  coloro che hanno sete della  giustizia, i perseguitati..   e  dopo  tutto quello che  hanno avuto modo di sentire,  e  dopo  tutto quello che  Gesu’  gli aveva  spiegato delle  logiche del Regno di Dio,  essi ancora chiedono potere e denaro,  per se’  e per il proprio futuro nel post-evento fondativo della  nuova religione.

Questa e’  la pasta di cui anche  noi siamo  fatti.  Capaci di mischiare  i piu’  puri slanci della novita’ del messaggio di Cristo, con i nostri  calcoli  politici,   slanci di  amore   gratuito  con   egoismi e  interessi personali  che  nulla hanno a che fare con il  dono di se’  fino alla  morte.  Questa e’  la  pasta di  cui e’ fatto il Corpo di Cristo che e’ la Chiesa,  che  tuttavia  rimane corpo  di Cristo, anche quando e’ mutilato e  martoriato dal peccato di  alcuni dei suoi membri.


La storia e’  maestra di questa    meschinita’ della nostra natura  umana  che  e’  chiamata a redenzione attraverso il  faticoso cammino di  conversione, che tuttavia non  ha mancato di fare vedere il peccato nella  sua  evidenza.

Gesu’  ha insegnato  ai sui discepoli ad amare i nemici  e  a pregare per loro, ma  poco  dopo l’anno  800,   al termine della guerra contro  i Sassoni in Germania,  re Carlo Magno incoronato dal Papa Imperatore del Sacro romano  impero,   fece radunare  i  5000 prigionieri   Sassoni catturati,   ed in una piazza  un monaco  chiedeva  loro  se  volevano servire Cristo o Satana;  chi rispondeva Cristo veniva battezzato,  chi rispondeva Satana veniva decapitato.  Su 5000, solo  500 risposero  “Cristo”  e vennero  battezzati,  gli altri ben immaginiamo.   L’epoca delle persecuzioni contro  i Cristiani  era ben lontana dal Sacro Romano  impero, ma   i metodi non  cambiano  anche se  le parti sono rovesciate.

Amate i  vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,  ma  il   concilio  Lateranense IV  nel  1215  prometteva indulgenze plenarie  a  coloro che  sterminavano  i nemici dei  Regni cristiani.

Nei primi del  1500 un  papa   di cui noi celebriamo la memoria  liturgica il  5 maggio di  ogni anno  in quanto proclamato santo,   scrisse  un  giorno al  re  di Spagna  circa la condotta da tenere  nei confronti dei  musulmani alle porte del Regno Cristiano di Spagna: “riconciliarsi mai, nessuna pieta’, sterminate chi si  sottomette,  sterminate chi resiste, perseguitate ad oltranza, uccidete, ardete, tutto vada a  fuoco  e sangue“ .  Un altro papa poco  dopo   in occasione della strage degli Ugonotti  a Parigi del    24 agosto del   1572 memoria di san Bartolomeo,   quando morirono  decine di  migliaia di   cristiani colpevoli di   seguire Cristo secondo gli insegnamenti della Riforma, fece  cantare il Te  Deum  come per  secoli si  usava  fare   dopo  ogni vittoria dei cattolici sui  loro nemici,   cristiani anch’essi  o non .

In  40 anni, dal  1540 al  1570  i cattolici fedeli al papa   sterminarono  900 mila  altri cattolici battezzati meno  fedeli al papa, nelle cosiddette  guerre  di religione del nord Europa.   E immagino che  entrambi  nelle  loro   chiese  ogni tanto  leggessero le pagine del Discorso della Montagna:  amate i vostri nemici e  pregate per i propri persecutori. … Qualcuno dei sopravvissuti,  forse   dopo tanti  eventi di sangue,  avra’  pure pregato per i  propri persecutori.


Gesu’  insegna la logica del servizio,  fino a chiedere   di essere servi e  schiavi ..

Chiede agli  apostoli di  essere loro stessi servi e schiavi. Servo,  colui che si fa servo,  volontariamente, nel servizio degli altri,  ma  anche schiavi, accettando  la condizione di schiavi quelli che  il mondo rende schiavi, persino privi della liberta’, quella  umana,  pur di annunciare un’altra liberta’ che e’ quella  dello Spirito.  Servi e  schiavi, questo il vestito che  Gesu’  chiede ai suoi discepoli di  vestire,  pur di fare capire che   non spetta  loro nessuna poltrona di potere.

Ma sembra che nella storia  coloro che  si  sono detti successori degli  apostoli  non hanno poi  rivestito i panni dei servi, tanto meno degli  schiavi .  La Chiesa occidentale  ha  cercato quanto possibile di superare l’istituto della schiavitu’  romana, ma   se l’e’ presa comoda. Ci ha messo  1000 anni per passare  dagli  schiavi di Roma  alla Servitu’ della Gleba,   e altri  800 per portare a termine il programma   paolino   che   fra i credenti  non deve esserci piu’ la differenza  tra schiavo e  libero.  E poi in questo lungo percorso per gradi   di istituto giuridco della schiavitu’   si e’  badato  bene chi doveva  essere liberato dalla schiavitu’ e  chi  ancora  poteva  rimanere schiavo.  Gli italiani, i francesi, i tedeschi,  gli spagnoli,  potevano essere   liberati dal giogo della schiavitu’. Non  invece  i polacchi,  moldavi, russi,   sloveni,  africani, asiatici indios americani  potevano invece  rimanere tranquillamente schiavi ed essere merce di compravendita per quei  bianchi  cattolicissimi che  schiavi non erano piu’  ma   ben sapevano lucrare su questo  mercato di carne umana.   L’ultima  forma giuridica  di schiavitu’ in terre di colonialimo europeo come il Brasile,  fu  cancellata nel  1888, soltanto 124 anni fa. 3 generazioni…

Paolo  nell’anno  50 aveva detto che   non  c’era  piu’  ne’ schiavo ne’ libero,  ma tutti  noi siamo uno in Cristo Gesu’…  nel 1866  Documenti del Sant’Uffizio scrivevano ancora  che la schiavitu’ non e’  contraria alla legge naturale e divina, e che  uomini e  donne  potevano essere   ridotti in schiavitu’,  venduti, comprati,  scambiati e regalati.  Nel   1600     si discuteva  nelle terre di nuova colonizzazione  se  gli indios  avessero  un anima o   fossero delle  specie a meta’ tra   animali e  uomini bianchi (ovviamente  l’interesse nel considerarli  non- completamente-uomini  era per avere  meno problemi di coscienza  nell’utilizzarli come  strumenti  viventi di lavoro, meno ancora  degli schiavi. 

In Africa  quando  arrivavano i  bianchi in un  nuovo territorio, si raccoglievano tutti  gli abitanti di  un  villaggio e  come catena di montaggio prima venivano “marchiati” con il sigillo dello Spirito Santo nel Battesimo dei missionari,  e subito  dopo “marchiati” con  il fuoco del  timbro di proprieta’ del  loro  nuovo padrone.

Gesu’ indica  chiaramente da  che  parte stare,  ma   nei secoli  i vertici della chiesa  hanno  dato   ferma prova di  stare dalla parte dei  potenti, per non dire dei prepotenti.  

Il papa di allora,  al termine della Guerra civile in Spagna nel    1939 si felicitava con il  generalissimo  Franco “per i nobilissimi  sentimenti cristiani di cui ha dato prove evidenti ….apprezzando  il procedimento  usato per  strappare la Spagna alle forze disgregatrici…”  non era  tuttavia nascosto a nessuno   che  questo  cosiddetto “procedimento”    si basava su violenze,  torture,  delazioni,  esecuzioni sommarie,  bombardamenti, stragi,  stupri  autorizzati.

Non mancano esempi di  santita’ di uomini e  donne  che  tuttavia  hanno creduto nei secoli che      le leggi alla rovescia del regno di Dio,  avessero un loro  senso,   ma    se per  pudore  non ho fatto  prima  i nomi fin  troppo  famosi  agli occhi della storia  di  chi  ha dato evidenti prove di  incomprensione del messaggio  cristiano,  tra le fila della   gerarchia,  tuttavia  mi  permetto di fare  nomi di  chi  ha  invece   dato    l’impressione di  capire che cosa  voleva  dire  farsi  schiavo:

·        Giovanni de  Matha e  Felice di Valois nel  1150 fondarono un  Ordine  religioso  detto  dei Trinitari,  che  aveva come preciso  scopo  quello di   liberare  gli  uomini  dalla schiavitu’ e dalla prigionia fisica.  La  lroo vocazione    poteva  spingere i consacrati a dare la propria  vita in  riscatto degli  schiavi  che  volevano  liberare ( il vangelo di  oggi)

·        Margherita Porete, nel  1310, aveva  fondato uno dei tanti  movimenti mendicanti del  medioevo,  in cui i membri uomini e  donne,  si  mettevano al servizio   dei piu’  poveri,  dei  diseredati, degli affamati  (per inciso…  venne  condannata come eretica  e arsa viva sul rogo dalla Inquisizione)

·        Il monaco Gioacchino da  Fiore  annunciava una  epoca nella Chiesa detta  eta’ dello  Spirito Santo il  cui  lo Spirito Santo avrebbe abolito  tutte le Autorita’  nella Chiesa,  e  non ci sarebbe stato nessun  “primo”  secondo la carne,  ma  a  tutti  lo  Spirito avrebbe suggerito  come  vivere la  umilta’ del  Servizio insegnato da Cristo (anche egli dopo  morte   fon condannato come  eretico).

·        Ettore Vernazza  nel 1300  si dedico’ a Genova alla cura  degli ammalati e degli appestati,  pellegrini e viandanti,   morendo  appestato anch’egli nel  servire i  piu’  poveri  nei quali vedeva  Cristo (cito Ettore Vernazza,  questo  illustrissimo  sconosciuto, perche’   fu il primo   fondatore della  Confraternita del Divino Amore,  che si diffuse cosi tanto in  Italia dopo il  1300.

·        Giuseppina Bakita,   africana  nata  in Sudan, rapita e  fatta schiava   e venduta al Console italiano in Sudan  nel   1880, affrancata dalla schiavitu’ nel 1890, battezzata,  si  fece suora canossiana ,  per  ritornare  schiava,   serva di tutti i  piccoli  nei quali  voleva vedere il Suo Signore Gesu’,  che ha servito per lunghi anni come  suora,  fino a raggiungere la  santita’ di  vita.

·        Charles  de Foucauld,  fondatore dei  piccoli fratelli  e  piccole sorelle di Gesu’, militare francese,  lascio’ tutto  e si mise al  servizio dei  poveri  e dei musulmani nel  deserto algerino,  per morire  martire per mano degli stessi  musulmani  che  ha  voluto servire,  su comando di Cristo.

Santi e sante,  alcuni sugli altari,  altri che non hanno   bisogno di cause di  canonizzazione per  essere riconosciuti  tali,   i cui nomi per quanto  proclamati,  risultano  ai piu’ , sconosciuti.  Santi e  sante vere, perche’  hanno capito la logica del  Regno,  e la   hanno vissuta  fino in fondo  anche nel nascondimento,  tanto e tale  da non emergere alla  cronaca  di  questo mondo  ne’  alla nostra  memoria di  uomini di questo  mondo. 

Ma si possono rallegrare costoro, perche’ i loro  nomi sono scritti nel  Cielo ,  e non  sulle targhe di qualche  chiesa o  nel santorale di qualche calendario  liturgico .

Il Vangelo di Gesu’  parla di  regole  nuove,  totalmente nuove,    ma altrettanto  semplici.  Facili da  imparare, per noi che siamo  figli di questo mondo :   BASTA FARE IL CONTRARIO di quello che  questo  mondo ci ha insegnato .  Semplicemente il contrario.

lunedì 10 gennaio 2011

testo di Giorgio Crespi.. lo condivido perche bellissimo

È di qualche giorno fa la notizia di un barcone finito sugli scogli dell’isola australiana di Christmas Island, carico all’inverosimile di uomini, donne e bambini provenienti presumibilmente da Afghanistan o Iraq. L’isola infatti si trova a soli trecento chilometri dalle coste indonesiane, quanto basta a indurre schiere di disperati a tentare di prendere il largo da guerre e miseria.
È sempre la medesima tristissima storia di gente costretta a salpare per forza, quella raccontata dalle immagini terrificanti mandate da un tg nazionale. Testimoni parlano dell’ennesima carretta del mare che si avvicina barcollando alla costa dell’Isola di Natale (e mai nome fu più beffardo!), mentre l’oceano in tempesta non si cura nemmeno della presenza a bordo di bambini stremati dal mal di mare.
Provo a immaginare le grida e il terrore nei loro occhi. Provo a sentire l’angoscia pietrificante nel cuore dei padri che li hanno condotti sin lì. Provo a mettermi al posto di quelle madri alle quali si aggrappano mani e speranze. Provo infine a vedere su quella barca mio figlio stesso, pochi istanti prima che il legname si sfasci contro la falesia. Lo vedo cadere in acqua, tento di afferrarlo ma un’onda più alta lo manda a sbattere contro la roccia per poi nasconderlo ai miei occhi.
Provo, sì. Perché soltanto in questo modo posso incominciare a sostare meno distrattamente accanto a un tale dolore, sballottato di notizia in notizia nel mare agitato della cosiddetta informazione. Voglio stare nei panni di quella povera gente, che ha sogni e bisogni del tutto eguali ai miei, a me del tutto simile se non per quel coraggio enorme che soltanto la fame e le troppe lacrime versate sanno dare ad un uomo.
C’è un presepe a Christmas Island, un presepe di bambini costretti a partire, per i quali ancora una volta un posto non s’è voluto trovare nell’ostello del mondo. Bambini ancora più poveri di quel loro illustre coetaneo betlemita, perché a cullarne i sogni nella notte stellata non si odono nenie quiete di madri, ma l’urlo furioso del mare. E per le membra intirizzite non il conforto del respiro di animali bonari ed amici, ma il fiato ostile e gelido degli elementi che sembrano voler calamitare su quella misera scialuppa ogni genere di sventura.
C’è un presepe a Christmas Island, un presepe estremo, piazzato sulle acque scure di un cimitero marino, l’ennesimo fra tutti quelli disseminati per il globo terracqueo. Senza stelle comete a indicare la strada di una qualche via d’uscita, né i cieli aperti degli angeli venuti a decantare la gloria di un Dio che da qui tutto pare fuorché onnipotente.
Ma poi che cosa c’entra Dio? Non è piuttosto l’ingiustizia procurata dagli uomini a tramutare in campo di morte ciò che in origine era giardino? Non il vortice di egoismi personali e collettivi, che così saldamente hanno ovunque attecchito, a determinare l’impoverimento sempre più grande di masse intere di suoi figli? Dov’era Dio, dunque? Sempre la stessa domanda risuona allorché uomini e donne si ritrovano inermi di fronte al male che pure, in un modo o nell’altro, hanno contribuito a determinare, in pensieri, opere, omissioni.Dov’è Dio? Mentre infuria la tempesta forse dorme, placidamente adagiato sul cuscino di poppa.
Di sicuro, se un Dio c’è, se ne sta su quella barca, al centro del presepio tremendo.Colui che è “potente solo d’amare” e dalla cui mano nulla sfugge di quanto sia stato chiamato all’esistenza, è certamente lì, ancora una volta votato a perire con ciò che perisce. E a indicare a tutti, specialmente ai più piccoli e agli umili, dalle latitudini di questa Isola di Natale, i nuovi cieli e la terra nuova. Quella finalmente abitata dalla giustizia, presso cui dimorare.

venerdì 16 aprile 2010

UN ORATORIO SUL MARE

LINK AD UNA PAGINA DOVE POTETE VEDERE UNA INTERVISTA CON FOTO SULLA VITA DEL CAPPELLANO DI BORDO

http://leobrogioni.blip.tv/file/3389227/

Solidarietà ai sacerdoti senza macchie

Alberto Melloni Corriere della Sera 11 aprile 2010



A chi lo guarda in modo superficiale, al centro di questo terremoto causato dall’inettitudine dei vescovi cattolici davanti ai crimini commessi da qualche prete c’è il Papa: il Papa da accusare, oppure il Papa da difendere.
E in questo terremoto che dura e durerà può darsi che davvero l’attenzione si sposti tutta e solo sul romano pontefice, con esiti che di nuovo metteranno l’uno davanti all’altro la devozione al Papa «prigioniero» che la storia già conosce e lo sdegno contro l’uomo del «passato» che eccita gli anticlericali d’ogni età. Il rischio è che in questa «papalizzazione» della questione, sia essa accusatoria o apologetica, spariscano dall’orizzonte le figure di maggior rilievo: che non sono, nonostante tutto, i perpetratori del crimine che devono consegnarsi alla giustizia prima che ad ogni altra cosa, ma i vescovi da un lato e le vittime in senso proprio, cioè i bambini di un tempo, le loro mamme, i loro papà traditi dall’obbedienza all’impegno assunto nel battesimo dei figli. Ma c’è una figura che pare tramontata dall’orizzonte della discussione e che è anch’essa una vittima atrocemente punita da questa vicenda e dal suo fatale prolungarsi nel tempo, ed è il «prete normale». Anche lui un ex ragazzo che a un certo punto della giovinezza ha deciso di dedicare la sua vita al ministero della parola e del sacramento, di entrare in quella che, nel sogno del concilio di Trento, era una casta dalla cultura superiore, capace di promuovere a ranghi altissimi i figli degli umili e che ormai, dal XX secolo in poi, è una categoria come un’altra, di modesto prestigio sociale e in molti Paesi come l’Italia, senza facoltà teologiche, di rango culturale men che medio. Questo ex ragazzo ora «prete normale» ha fatto la scelta del celibato con entusiasmo: pressato da un lato dal modello monastico della verginità, dall’altro dalla difficoltà oggettiva di compensare nel centuplo di relazioni di donazione quella condizione che la sapienza della Chiesa latina non ha mai equiparato a quella dell’angelo, ma se mai, a quella del lottatore impegnato in una battaglia quotidiana. Battaglia che si fa pericolosa proprio quando sembra vinta, quanto il celibato diventa un’abitudine; e che tanti comunque vincono, restando fedeli al proprio stato, pur attraverso mancanze, cedimenti di un attimo o di un tempo della vita, e che solo per pochissimi prendono la via della perversione o del crimine o di entrambe le cose. Alla base della vita di questo «prete normale» c’è uno scambio sproporzionato: dal pulpito al confessionale, dal capezzale del malato allo zingaro che viene alla sua sagrestia, egli si sente investito di una fiducia illimitata. Più che di quel «potere» che rendeva tronfio il prete clericale egli si sente oggi, soprattutto grazie alla metamorfosi della vita comunitaria e alla riforma liturgica operata dal Concilio, destinatario di una fiducia che diventa un’attesa: a questa fiducia egli può rispondere diventando il Papa della propria parrocchia, il guru del proprio gruppo, o peggio. Ma proprio questa sproporzione lo sostiene. A mano a mano che la tempesta della pedofilia travolge i Paesi o le aree della Chiesa— il Massachusetts, i legionari di Cristo, l’Irlanda, la Germania e poi vedremo cos’altro — questo «prete normale» sente la metamorfosi di quella fiducia: certo i suoi fedeli e i suoi cari sanno che lui «non è così», che lui «non c’entra», ovviamente. Ma al tempo stesso sente che attorno a lui cambia qualcosa: e che se oltre alle vittime di criminali impuniti c’è un’altra vittima del disdoro che vescovi inetti e disattenti al loro presbiterio hanno attirato sulla Chiesa, questo è lui, la sua funzione. Bisogna vivere su Marte per non sentire che nel «prete normale» si consuma un dramma che è più piccolo di quello delle famiglie e dei bambini o bambine violate, ma di portata non inferiore. E l’idea che qualche genio pensi di discutere per questo del celibato ne distrugge il morale (oltre ad insultare i tanti sposati che non guardano da qualche secolo al proprio coniuge come a una medicina antifornicazione, ma come ad un compagno di vita). Di un clero uxorato e di un ministero femminile la Chiesa aveva già bisogno prima, per rimanere Chiesa eucaristica e non affidarsi a quelle innocenti ipocrisie liturgiche che preparano il terreno alla diffusione di forme pentecostali di cristianesimo. Riproporre il tema adesso e così significa solo aggiungere alla sofferenza del «prete normale» un peso in più: e avrebbe diritto di dire che è insopportabile, avrebbe diritto ad avere anche lui un po’ di solidarietà.

sabato 27 febbraio 2010

UOMINI DIVERSI


Immergersi nella vita reale testimoniando con verità le beatitudini… esser affamati e assetati di giustizia… implica una apertura di se’ sul mondo: predicare questa beatitudine significa consegnare alle persone grandi responsabilità e grande libertà …

Essere testimoni di beatitudini e non di una serie di confini o proibizioni…

L’anticristianesimo che incontriamo e vediamo e’ frutto di una predicazione antica che trascina ancora le sue conseguenze, quando in nome si Cristo di predicavano solo i 10 comandamenti… e dai quei “no” ci si e’ voluti solo liberare, buttando via il bambino con l’acqua sporca !
Nessuno ha mai letto la pagina di San Paolo: “Tutte le promesse di Dio in lui (Gesu’) sono divenute «sì». Per questo sempre attraverso lui sale a Dio il nostro «amen» (2 Cor 1.20).
Quanta gente confonde la legge mosaica con il Cristianesimo o il Vangelo tout court ?

Bisogna essere nel tessuto del mondo, cosi come esso e’, senza cercare un tessuto diverso o rifugiarsi in tessuti diversi o creare tessuti diversi, perche’ in quel popolo che Dio si era scelto (“venne tra i suoi ma i suoi non lo hanno ne’ riconosciuto ne’ accolto Gv. 1,11)… Gesu’ e’ nato secondo le profezie, ma le previsioni non si sono realizzate..
Bisogna immergersi profondamente nel mondo cosi come esso e’, senza condizioni, accettando persino di essere rifiutati, (un discepolo non e’ da piu’ del suo Maestro (Lc 6,40).
Bisogna comprendere le difficoltà e le complessità di questo mondo … non e’ facile annunciare il Vangelo da un pulpito, ma e’ ancora meno facile annunciarlo nella vita reale delle pieghe di una societa’ senza volto e senza indirizzo (o peggio quando questo volto e’ sfigurato).

L’umanita’ vera dell’uomo e’ nelle beatitudini.. e le beatitudini sono questo binomio di costrutto linguistico di presente e futuro, dove, se il futuro e’ dato per fede, il presente e’ dato per presa d’atto… fame e sete, pianto e sofferenza e persecuzione … ma con la scelta di chi vuole essere scintilla di novita’ fin da ora … mitezza, purezza..


Senza l’etica e l’ottica della incarnazione… non si annuncia nessun Gesu’ Cristo… forse si parla di Dio .. ma di fronte a Dio nessuno obbietta.. tutti hanno un Dio ..

Il Cristiano annuncia il Dio di Gesu’ Cristo, l’unico Dio, ma che a volte suona cosi diverso non tanto dagli altri dei consociuti, ma da tutti quegli dei personali che uno si immagina, si costruisce. Il vero politeismo moderno non e’ dato dai vari culti esteriori, antichi o nuovi, ma dal drammatico culto del “proprio” dio, cosi fatto a immagine a somiglianza di se’ da generare non tanto molti déi, quanto uno per ciascuno..


Il coraggio di annunciare un Dio non modellato sul volto di nessun uomo (Gal 1,11) esso passa attraverso la scelta della imitazione del Maestro… solo come discepoli e imitatori di Cristo si annuncia in Dio Cristiano…


La tentazione di ritenere che la salvezza sia merce da comprare con la moneta sonante delle nostre buone opere e’ sempre in agguato …
A volte si misura la efficacia delle nostre attivita’ pastorali sul numero di persone che ci hanno seguito o che abbiamo sfamato o che abbiamo vestito .. il fare del bene viene scambiato non di rado con il dare, denaro , vestiti opportunità di lavoro, perche’ no… e chiamiamo tutto questo fare del bene…

Ma manca a volte il contatto autentico con le persone per le quali facciamo qualcosa… abbiamo degli uffici della carità che aprono a ore stabilita, ma la cosa piu’ importante non e’ l’orario di apertura, ma quello di chiusura.. e’ importante che prima o poi si chiuda la porta che abbiamo aperto per fare la carita’, e si ritorni nel nostro piccolo mondo antico .
Non manca il dare, ma manca la condivisione.. non dare il pane all’affamato, ma spezzare il tuo pane CON l’affamato ..

Non importa quello che dai, puoì essere tuo o puo’ non essere tuo. Frutto di tuoi sacrifici o a volte no… ma la cosa importante e’ condividere il pane… fare companatico con quei filippini o sudamericani che a volte per noi solo solo delle categorie sociali …

Ho provato a mangiare a volte con gente a orari indicibili del giorno o della notte… e stare con loro ore a cena, dopo il loro estenuante lavoro… e alla fine della cena… dove tutti direbbero che la cosa importante e’ cio’ che sta nel piatto … vedere che il mio interlocutore non si e’ accorto se non alla fine che cio’ che si condivideva era il dialogo e non il cibo e quasi tutto era rimasto li, nel piatto … e con la semplicità di chi ha nel cuore di dirti : “padre, oggi non ho neanche mangiato … e’ tutto qui… ma il vero cibo e’ stata questa chiaccherata, vedere che lei e’ interessato ai nostri problemi alle nostre fatiche, alle nostre difficolta’, questo mi ha fatto piu’ bene che non il cibo che puo’ anche rimanere nel piatto.


Non conta il consenso delle istituzioni, non conta la stretta di mano dei potenti… (Il potere e’ di satana …..che dice : “tutta questa potenza è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio”… Lc 4,5, ma dobbiamo metterlo tra parentesi, perche’ potrebbe dare fastidio a qualcuno sentirselo ricordare),

Ci vuole la sapienza del riconoscere di essere servi inutili, ci vuole la saggezza di chi sa che il Regno di Dio e’ come un uomo che ha gettato il seme sulla terra (o nel mare, non importa) egli dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia lo stesso, come, egli non sa… la terra comunque porta il suo frutto (marco 4, 26-28)

La chiamata dei discepoli di Gesu’ e’ a diventare pescatori di uomini…
Diventare pescatori di uomini significa imparare a pescare l’umano, cogliere il valore di ciascuna persona alla quale ti fai prossimo.. e tirarlo su dall’acqua della sua vita materiale, dall’acqua delle sue fragilita’, piccolezze, miserie. Aiutare gli altri ad “uscire” per scoprire il progetto di Dio che chiama a una umanita’ piena di senso .

Anche questo fa un prete in mezzo al mare e ai suoi abitanti umani